Hatch.Michele De Lucchi

18 ottobre 2015

Gli hatch sono delle campiture che si usano nei disegni dei computer. Servono per differenziare delle aree o per creare chiaroscuri. Saper usare bene gli hatch distingue un bravo ed esperto disegnatore. Una volta si chiamavano tratteggi e si facevano a mano, linea dopo linea, trattino dopo trattino. I più bravi erano i più precisi e pazienti. (senza falsa modestia io ero bravo e i miei tratteggi mettevano gli occhi in croce) Negli anni sono anche arrivate le macchinette. Si chiamavano "tratteggigrafi" e me li aveva fatti conoscere il mio maestro Adolfo Natalini. Era una macchinetta con una squadretta e un bottoncino. Si schiacciava il bottoncino con la sinistra, la squadretta si spostava e con la destra si potevano fare i segni in grande velocità. Grande velocità si pensava noi e soprattutto precisione "di macchina". Molti si rifiutavano di usare il tratteggigrafo perché, si diceva, disumanizzavano il disegno, toglieva il segno della mano e personalità alle campiture. Le campiture si usano per disegnare i muri e le ombre e gli hatch fanno materia sui disegni, distinguono le varie finiture senza simulare. Gli hatch non rappresentano mai la realtà della materia. Non sono realtà. La distinguono solamente, affinché sia ben chiaro che un pezzo è così e l'altro è colà.


Hatch di Unifor è un muro che fa tutto quello che un muro deve fare. Separa, divide e come tutti i buoni hatch è trasparente perché lascia intravvedere cosa c'è dietro, la carta nei disegni e lo spazio nella realtà. Nella versione parete è la porta che sostiene il muro. Giustamente un muro ha senso se si può andare di là. Nella versione ufficio fa da scrivania e da divano. Una volta davanti alle scrivanie si mettevano le sedie per i visitatori e il padrone della scrivania poteva mettersi in cattedra e sentenziare. Oggi è più educato e conviviale sedersi su un divanetto e conversare senza sentenziare. Con Hatch davanti alla scrivania c'è il divano.

Michele De Lucchi